Cima del Corborant (3010 m)
[Da San Bernolfo, Valle Stura]
Premessa
Le vie al Corborant sono numerose. Le più comuni - tutte comunque alpinistiche, minimo "F" - sono:
1) la "normale" dal Rifugio Migliorero: si risale il vallone dell'Ischiator fino alla bastionata del lago superiore, poi si risale il canalino fino alla Forcella Est del Corborant (F+), e da qui in vetta per la cresta Est (F);
2) da San Bernolfo: si raggiungono i laghi del Laus Fer (o Lansfero), poi imboccata la traccia per il Passo del Corborant la si lascia per salire a destra alla Forcella Est del Corborant, che si raggiunge superando "con una spaccata resa malagevole dalla mancanza di appigli" (guida "CAI/TCI") il cosiddetto Buco della Marmotta (PD-); dalla Forcella si va in vetta per la cresta Est, come l'itinerario precedente (F);
3) da San Bernolfo: si raggiungono i laghi del Laus Fer (o Lansfero), e da qui il Passo del Corborant (EE); dal passo si sale in vetta sfruttando la cengia della parete O (F).
Questa via è (probabilmente) la meno impegnativa per salire al Corborant, ed è quella descritta in questa pagina.
Dati
Difficoltà: F
Dislivello: 1308 m
Tempi:
Miei: 4.10 (3.40 da San Bernolfo al Passo Corborant, 0.30 dal passo alla vetta)
Ufficiali: per la guida "CAI/TCI" 3.50 (3.30 + 0.20).
Data escursione: agosto 2007
Accesso
Da Cuneo o Borgo San Dalmazzo seguire le indicazioni per il Colle della Maddalena, e risalire la Valle Stura fino all'abitato di Vinadio. Poco oltre l'abitato, a Pianche, prendere sulla sinistra la deviazione per Bagni di Vinadio, quindi arrivati a Bagni di Vinadio proseguire ancora sulla sinistra per circa 6 km fino a poco prima della borgata di San Bernolfo (1702 m). Lasciare l'auto in un ampio tornante ove è possibile parcheggiare ai bordi erbosi della strada (dal 2006 a pagamento nei weekend di luglio e agosto), oppure proseguire ancora fino al parcheggio superiore (anch'esso a pagamento, vedi in "itinerario").
Itinerario
La prima parte dell'itinerario fino ai laghi
di Laus Fer è descritta nell'escursione dedicata ad essi e al Passo
di Barbacana (leggi qui l'escursione,
che contiene altre foto dei laghi e del Corborant).
Lasciata l'auto, si trascura la deviazione che scende sulla sinistra (palina) verso il rifugio del Laus (o De Alexandris-Foches), e si segue la strada principale che svolta con un tornante sulla destra verso le case di San Bernolfo (1702 m). Dopo una cinquantina di metri si svolta a sinistra lungo una rampa (se occorre acqua, c'è una fonte proseguendo qualche metro sulla destra), e si prosegue lungo lo sterrato, trascurando una deviazione a destra (palina) per il Passo Laroussa (2471 m) e il Rifugio Migliorero.
Superato poco dopo un eliporto e un ampio parcheggio (limite ultimo di accesso alle auto), la carrareccia prosegue verso la parte superiore del vallone di San Bernolfo, raggiungendo in breve la Capanna di Corborant (1885 m), quindi supera una bella cascata e si restringe, a quota 2014 m, a mulattiera.
Da qui sale con lunghi tornanti tagliati da provvidenziali scorciatoie
(consigliate), e dopo aver passato più volte un rio, su terreno pietroso,
giunge ad un bivio (2285 m, 1.40 a passo sostenuto da S.Bernolfo), segnalato
per la verità da una sola palina in legno che indica la direzione a
scendere per San Bernolfo (!): comunque a sinistra il sentiero prosegue
per il Passo di Barbacana, mentre a destra c'è il nostro sentiero
per i Laghi di Laus Fer o Lansfero ed il Passo Corborant.
Si raggiungono con comodo percorso i due bellissimi specchi d'acqua:
prima il lago inferiore (2501 m) e dopo una decina di minuti quello
superiore (2560 m), dal quale è ben visibile il Corborant e, alla sua
sinistra, l'intaglio (passo Corborant) al quale dobbiamo arrivare (foto
1).
Ora, verrebbe spontaneo cercare una traccia che salga direttamente dal lago verso il passo, rimontando diritti (N) il ripido canalone di sfasciumi che sovrasta il lago, ma io non ho visto deviazioni e non ho scorto tracce. Siamo rimasti pertanto sul comodo sentiero che prosegue - segnalato con una tacca di vernice rossa - lungo la sponda destra (E) del lago, e che sale poi diritto, tenendosi abbastanza sulla destra (per aggirare la protuberanza rocciosa che si vede nella foto 1).
Il sentiero si riduce assai presto a mera traccia, ed è assai facile da perdere; piega quindi verso sinistra passando sotto la Forcella Gioffredo, il Gendarme del Corborant (e qui si lascia la traccia se si sale al "Buco della Marmotta": vedi itinerario 2 della" premessa") e lo stesso Corborant (foto 2).
Noi abbiamo seguito la traccia fin dove possibile e visibile, ma soprattutto navigando a vista (verso sinistra) nell'ovvia direzione del canalone; questo canalone è un'enorme conoide di massi di tutte le dimensioni, che come noto si è "arricchito" di una spaventosa quantità di detriti grazie alla frana che nel 1987 si è staccata dalla vetta del Corborant, sconvolgendo il lato sud-occidentale del monte.
Abbiamo raggiunto il canalone già abbastanza in alto, e abbiamo cercato
di portarci dalla sua destra al centro per risalirlo fino al passo.
Purtroppo al centro il canalone presenta detriti più piccoli, ghiaia,
e terriccio, ed è non solo terribilmente ripido ma anche molto franoso;
dopo qualche momento di panico abbiamo quindi deciso di toglierci da
lì al più presto e siamo riusciti a traversare e portarci sull'estrema
sinistra del canalone, dove abbiamo scoperto i detriti essere più stabili
e dove abbiamo trovato, ancora più in alto, anche un'esile traccia che
è stato possibile seguire, su magra erba e rasente a degli spuntoni
rocciosi, fino al Passo Corborant (2925 m), raggiunto quindi con una
certa fatica (1.30 circa dai laghi, 3.40 da San Bernolfo).
Col senno di poi, e forte dell'esperienza diretta fatta al ritorno, mi sembra di poter dire che la cosa migliore da fare per salire al passo sia abbandonare la traccia e attraversare il canalone alla sua base, o comunque più in basso possibile, per poi risalirlo tutto sulla sinistra (naturalmente di chi sale)(foto 3). E' un percorso comunque molto faticoso, perché si passa da un masso all'altro, e spesso i massi (anche grossi) muovono; però meno pericoloso di quello da noi seguito all'andata.
Raggiunto "al meglio" il passo, poco prima del quale si ha una impressionante vista sul versante sconvolto dalla frana (foto 4), ha inizio il percorso alpinistico. La palina in legno (che ci dice dove siamo, e indica le direzioni per il Réfuge Rabuons e per San Bernolfo) in realtà è più utile come punto di riferimento per individuare il percorso verso la cima, che inizia proprio alla sua destra con le prime roccette da salire (grosso ometto in alto)(foto 5).
Tutto il percorso di qui in vetta è segnalato da ometti di pietre, e
se si seguono fedelmente le difficoltà sono modeste: dopo le prime roccette - ripide ma con molti appigli -
si traversa sulla sinistra e si arriva sulla cengia ovest della montagna,
piuttosto larga (foto 6), che si deve percorrere fino alla fine; volendo però ci si può tenere anche un po' al di sopra della cengia. Gli
ometti guidano poi oltre alcuni saltini rocciosi e, alla fine della cengia,
su per un canalino roccioso ben appigliato (foto 7) che sbuca in vetta,
a pochi metri dalla croce del Corborant (3010 m)(0.30 dal passo, 4.10
da San Bernolfo).
Sulla vetta si vedono anche dei segni rossi che salgono dalla cresta est, e che sono probabilmente i segnavia del percorso che sale dalla Forcella Est del Corborant (itinerari 1 e 2 - vedi la premessa).
Il panorama dalla cima è notevole; noi abbiamo fatto la gita in un giorno nuvoloso, e al di là di una grossa fetta del Lago di Rabuons, del vicino Becco Alto d'Ischiator (foto 8), e del sentiero che sale al Passo Ischiator, molto altro non si vedeva.
A ritorno è possibile naturalmente scendere seguendo l'itinerario 2, e fare così un anello. Ma l'homo appenninicus se ne è guardato bene: il Buco della Marmotta può attendere.
Commento
L'escursione è impegnativa, ma il Corborant
è un monte bellissimo, dall'inconfondibile forma triangolare, che mantiene
anche se visto da diverse prospettive. Assomiglia, così aguzzo, alle
montagne che si disegnano da bambini, e su di me esercitava - chissà,
anche per questo? - un fascino irresistibile. Esserci saliti è stata
una grande soddisfazione, peccato solo per il tempo.
Quanto alle difficoltà, già raggiungere il passo non si può definire
una passeggiata; dopo, occorre arrampicarsi un po' e in un paio di punti
a scendere è convenuto girarsi con la faccia alla roccia, però niente
di trascendentale; non parlerei di esposizione ma solo di percorso un po'
aereo.
Anche se più impegnativo del suo dirimpettaio,
il Becco Alto d'Ischiator, il Corborant è ancora un monte fattibile
senza eccessivi patemi anche per l'homo appenninicus.
Diciamo pure che, a differenza di altre volte dove certe valutazioni
sono un po' sovrastimate, questa "F" è una "F" per davvero.
Escursioni collegate
Dallo stesso punto di partenza:
- Barbacana (Passo di) e Laghi del Corborant
- Rocca San Bernolfo
- Testa dell'Autaret e Cima di Collalunga
- Laroussa (Passo) e Monte Saletta
Nella stessa zona:
- Rognosa della Guercia (Testa)
- Becco Alto di Ischiator
- Rostagno (Passo di)
Bibliografia
E.Montagna, L.Montaldo, F.Salesi
Alpi Marittime, vol II, CAI-TCI, Milano, 1990
(in questa pagina citato abbreviato come: "CAI/TCI")
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