Monte Sciguelo (1103 m)
[da Varazze, Via Eremo del Deserto]


Dati

Difficoltà: E
Dislivello: 1097 m + significativi saliscendi non quantificabili
Tempi:
Miei: 7.30 complessivi, così ripartiti: andata 4.10 (2.10 da Varazze all'Eremo del Deserto, 2.00 dall'Eremo alla vetta dello Sciguelo); ritorno 3.20 (0.15 dalla vetta al bivio col sentiero per Le Faie, 1.40 dal bivio a Le Faie (sentiero "de Lexe"), 1.25 da Le Faie a Varazze).
Ufficiali: noti solo parzialmente: 2.30 da Varazze all'Eremo (paline in loco e libro FIE); 2.00 per il sentiero "de Lexe" (da sotto la vetta dello Sciguelo a Le Faie).
Data escursione: gennaio 2008



Premessa

Il Monte Sciguelo è accessibile da più punti con percorsi assai diversi tra loro, sia dal punto di vista paesaggistico sia per lunghezza.
Qui è descritta la salita dal versante sud della montagna, con un percorso ad anello che parte da Varazze.
Per la descrizione della salita dal versante sud / sud-est, da Sciarborasca, sempre con un percorso ad anello - ma più corto - leggi qui.



Accesso

In auto: sulla autostrada A10 Genova - Ventimiglia uscire al casello di Varazze, quindi andare a destra in direzione di Savona. La strada discende dai Piani di Invrea fino a Varazze.
Si percorre il lungomare e alla prima rotonda si prende a destra in viale Nazioni Unite (direzione Sassello - Acqui Terme). Si passa sotto l'imponente viadotto dell'autostrada, quindi dopo una trentina di metri sulla sinistra c'è un parcheggio ove si può lasciare l'auto. L'attacco del sentiero è poco oltre: una scalinata sale sulla destra (segnavie sui muri).
Per chi arriva in treno, dalla stazione di Varazze si scende al mare e si prende a sinistra fino alla rotonda di cui sopra. Calcolare almeno una mezz'ora di cammino per arrivare dalla stazione all'attacco del sentiero.



Itinerario

All'attacco del sentiero sono presenti due segnavia: una linea ed un pallino rosso, e un + rosso. Il primo segnavia è quello che ci interessa per tutta la salita; il secondo lo troveremo per un pezzo al ritorno.
Ci si inerpica subito, prima con una ripida scalinata e poi con una stradina, costeggiando uliveti e casette, fino a raggiungere la chiesetta del Beato Giacomo (foto 1)(0.45).
Qui c'è un bivio (paline): a destra si prosegue per l'Eremo del Deserto (segnavia punto e linea rossi), mentre a sinistra il + rosso prosegue per il monte Beigua: da qui scenderemo a ritorno; ora prendiamo invece a destra, attraversando una vasta zona totalmente devastata dal fuoco che offre un paesaggio desolato e surreale.
In una decina di minuti il sentiero sbuca su un pianoro (1.00) che offre una bella vista sull'ancora molto lontano Sciguelo(foto 2).
Il pianoro è attraversato da un'ampia strada sterrata, seguendo la quale (verso destra) si arriva probabilmente alla ben visibile chiesetta nota come la Guardia di Varazze. Noi trascuriamo la strada sterrata, l'attraversiamo e proseguiamo in discesa lungo una traccia all'inizio poco evidente. Attenzione che i segni sono poco visibili.
Si perde parecchia quota in questa discesa, fino a guadare un piccolo rio e risalire dalla parte opposta della valletta, sempre in un paesaggio totalmente devastato da incendi (anche recenti) (foto 3).
Dopo un breve tratto pianeggiante (Pian delle Forche) il nostro sentiero va ad incontrare (1.30) un altro malandato sterrato, che poco dopo si biforca. Anche qui pochissimi segni e quasi invisibili, pertanto è facile sbagliare strada, anche perché verrebbe naturale continuare in salita sulla sinistra (ovest), mentre la strada da prendere, ancora una volta, scende (verso destra; grosso modo in direzione nord).
Poco dopo riappaiono segni "freschi" e lo sterrato, continuando a scendere, diventa molto ampio, fino ad incontrare un gruppo di case (case Isola o case S.Anna?) e la strada asfaltata (2.00). Da qui si prende a sinistra verso l'ormai vicino Eremo del Deserto.
Poco dopo aver passato un ponte, una freccia e una palina fanno lasciare la strada asfaltata che prosegue per l'Eremo del Deserto, per farci addentrare in un bel boschetto (2.10).
Naturalmente se si vuole andare a visitare l'Eremo si trascura questa deviazione, e si prosegue sulla strada: ci si potrà ricongiungere al sentiero un po' più in alto; l'Eremo (conosciuto come Convento del Deserto di San Giovanni Battista) è un vasto complesso monastico immerso nel verde: è il primo Eremo carmelitano italiano, eretto nel 1615, e merita un'occhiata.
Noi, avendo già visitato il complesso in altra occasione, abbiamo preso questa deviazione a destra, che prosegue nel bosco, e poi in una curva si ricongiunge appunto al sentiero che, dalla sinistra, proviene dall'Eremo; da qui si costeggia il rio Malenotte e dopo poco lo si attraversa, passando sull'altro versante.
Da questo punto in poi cessano i problemi di orientamento, ma inizia una dura e costante salita con ancora quasi tutto il dislivello da risalire (l'Eremo è infatti a soli 278 m, ma si sta camminando da ben oltre 2 ore!) (foto 4).
Il boschetto lascia spazio ad una boscaglia più rada, che cessa del tutto in un'altra zona devastata da un incendio. Dai 600 m di altezza in avanti il percorso si svolge tutto allo scoperto (foto 5 e 6), con panorami sempre più ampi sulla costa del savonese.
Il sentiero, ben tracciato e segnalato, costeggia tutte le pendici occidentali dello Sciguelo, praticamente aggirandolo, e con un ampio percorso circolare si porta su uno spallone, dal quale la vista spazia adesso su tutte le Alpi Liguri e Marittime (foto 7).
Piegando da qui verso est si raggiunge in breve il crinale, e ci si va ad innestare sul sentiero (segnavia: tre cerchi rossi pieni) che da Pra Riondo porta alla vetta dello Sciguelo (1.45 dall'Eremo, 3.55 da Varazze). Raggiunto questo sentiero si piega a destra (sud), e lo si segue nel breve ma ripido percorso(foto 8) che conduce sulla vetta del monte (2.00 dall'Eremo, 4.10 da Varazze). Quest'ultimo tratto di sentiero è comune anche alla salita da Sciarborasca (vedi escursione), oltre che alla passeggiata che parte dal parcheggio di Pra Riondo.
Dallo spallone noi abbiamo preferito risalire direttamente i ripidi pendii erbosi, e per tracce guadagnare la vetta, ma occorre buona visibilità.
Dalla vetta, verso occidente, in questa giornata si ammirava nitida la costa del savonese e soprattutto l'arco alpino, dal Carmo di Loano fino alle Marittime (non si vedeva il Monviso, che probabilmente resta coperto dal vicino Monte Beigua e dalle sue antenne) (foto 9 e 10).
La vista è superba, verso est, anche sul vicino monte Rama (foto 11), mentre, più lontano, si scorgono la città di Genova e gli Appennini (in lontananza si distinguevano bene anche le Apuane innevate) (foto 12).

Ritorno

Si ridiscende seguendo il segnavia dei tre cerchi rossi pieni, in direzione nord, verso la vicina Alta Via dei Monti Liguri e la strada asfaltata (l'albergo-ristorante di Pra Riondo è infatti vicinissimo).
Dopo circa un quarto d'ora dalla vetta si incontra una palina che indica una deviazione, in discesa a sinistra, per le Faie: si tratta del "sentiero de Lexe". La palina dà la discesa a due ore ed il segnavie è un trattino orizzontale (o, se preferite, un segno meno) di colore rosso.
Il sentiero è tutto ben tracciato e segnalato, ed il percorso è vario e abbastanza interessante: dopo una discesa nel bosco (neve residua a chiazze su questo versante), ci si lascia a sinistra la caratteristica Rocca Priata; quindi - guadati vari rii - il sentiero prosegue verso ovest con un lungo traversone in costa.
Dopo un'ora circa di discesa il sentiero ha termine e lascia posto ad un più comodo sterrato, che dopo poco diventa asfalto e conduce in breve alle prime case di Le Faie (1.40 dal bivio, 1.55 dalla vetta). Qui il nostro segnavia finisce.
Si scendono due-tre tornanti sull'asfalto prima di incontrare il segnavia + rosso che scende dal Beigua. Si prosegue in discesa su asfalto per una buona mezz'ora, sempre accompagnati dal segnavia dipinto assiduamente su muri, piloni e altro, finchè la strada asfaltata, che continua a scendare a destra, presenta una deviazione a sinistra per l'Eremo del Deserto (0.25 dall'inizio dell'asfalto, 2.20 dalla vetta).
E' in questo punto che abbandoniamo l'asfalto, guidati dal segno + rosso che sale diritto su un ripido sterrato; dopo poco, risalito il rilievo, si sbuca ad un passo (probabilmente il Passo del Muraglione) che si apre sulla vasta zona bruciata in parte già percorsa all'andata: è infatti visibile, seppure ancora ben distante, la Guardia di Varazze.
Si prosegue su questa strada terrata in piano o leggera discesa, fino a scendere ad una strada asfaltata, che si attraversa. Si prosegue oltre, in discesa verso destra, ancora su sterrato fino ad arrivare in breve al Beato Giacomo ed al bivio incontrato all'andata.
Dalla chiesetta si scende (con un finale spezza-gambe) fino all'attacco del sentiero e a riprendere l'auto (1.00 dal bivio per l'Eremo, 3.20 dalla vetta).



Commento

Nel complesso l'itinerario che sale allo Sciguelo da questa parte è più bello di quello che sale da Sciarborasca, assai più vario ma anche molto più lungo e faticoso: va quindi affrontato con buon allenamento e con ore di luce sufficienti (gennaio non va ancora granchè bene, meglio una giornata di inizio primavera o di inizio autunno!).
Volendolo accorciare, si può decidere di partire direttamente dall'Eremo del Deserto, ma al ritorno ci sono 4 Km di asfalto dal bivio sotto il Passo del Muraglione all'Eremo.
L'itinerario presenta qualche problema di orientamento tra il Beato Giacomo e l'Eremo del Deserto, dato che, per lo meno allo stato attuale, i segni in due bivii importanti sono praticamente invisibili. Per il resto, però, il sentiero è tracciato e segnalato secondo i consueti (ottimi) standard della FIE.



Escursioni collegate

Dallo stesso punto di partenza:

==

Nella stessa zona:

Sciguelo (da Sciarborasca)
Rama
Argentea
Reixa




Bibliografia

Cartina:
Appennino e Riviera Genovese (tav.3-4), ed.Multigraphic, Firenze




ˆ Torna in cima alla pagina [t]


Vai all'Archivio Gite [1]: