Testa dell'Ubac (2991 m)
[Da Prati del Vallone, Valle Stura]
Dati
Difficoltà: EE
Dislivello: 1241 m
Tempi: 4.00 dal Rifugio Talarico alla vetta (più o meno coincidenti con quelli ufficiali).
Data escursione: agosto 2007
Accesso
Da Borgo San Dalmazzo imboccare la strada per la Valle Stura di Demonte e percorrerla fino a Pietraporzio, proseguire ancora in direzione del Colle della Maddalena e dopo un paio di chilometri, dopo un ampio tornante che aggira il caratteristico borgo di Pontebernardo (1312 m), prendere a sinistra per il Rifugio Talarico ed i Prati del Vallone (cartello).
Dopo circa 5 km la stretta strada asfaltata ha termine, e con brevissimo tratto sterrato giunge nella conca di Prati del Vallone, nei pressi del Rifugio e di altre costruzioni ex militari (oggi colonie estive), ove si lascia l'auto in un ampio spiazzo.
Chi sale a piedi da Pontebernardo deve contare 1.15 - 1.20 di cammino (e 438 m di dislivello) in più.
Itinerario
Da Prati del Vallone si lasciano a destra le costruzioni (colonie estive) e una preziosa fonte, per continuare sullo sterrato, presto mulattiera, che si addentra nel Vallone Superiore di Pontebernardo (paline).
Salendo in moderata pendenza lungo il vallone, si incontra un bivio segnalato (0.35): si prende a sinistra il sentiero per il Rifugio (e il Passo) della Lausa, tralasciando la diramazione di destra che continua su ampia mulattiera per il Colle di Stau (GTA).
Il sentiero con risalita a tornanti prende quota lungo il vallone, che si presenta senza alberi e con rada vegetazione, fino a portarsi in vista di una conca detritica sbarrata da una bastionata rocciosa. Tralasciato a sinistra il sentierino (segnalato con vernice rossa su masso) per il Becco Alto del Piz, si prosegue salendo verso la bastionata con stretti tornanti, portandosi sulla destra, e puntando in direzione del ben visibile Rifugio della Lausa (2404 m). Poco prima del rifugio - che si raggiunge, se si vuole, con breve deviazione dal sentiero principale - si incontra anche una sorgente (2.00).
Da sotto il rifugio il sentiero si riporta al centro della bastionata, che risale con sapienti tornanti (foto 1); il percorso non è particolarmente faticoso (solo qualche breve tratto in frana) e raggiunge ben presto un'ampia conca detritica.
Superato un cippo commemorativo (2514 m) si prosegue adesso su traccia, meno comoda, verso SO, raggiungendo poco oltre un bivio (2522 m, paline). Lasciata a destra la diramazione per il Passo e il Rifugio di Vens, il nostro sentiero prosegue ancora per un po' nella conca (foto 2) prima di voltare a sinistra verso l'assai ripido conoide di sfasciumi che conduce al Passo della Lausa.
In questo canalone la traccia è tutta segnalata con ometti, e abbastanza evidente nella parte superiore; la salita è però assai faticosa per la notevole pendenza e la presenza, in alcuni punti, di detriti mobili, e richiede cautela soprattutto in discesa (foto 3).
Data l'esposizione a nord di questo canalone, e considerando anche che si trova abbastanza incassato rispetto alle montagne circostanti, è facile che la neve si fermi fino a stagione inoltrata, e allora piccozza e ramponi sono necessari per risalirlo.
Si risale dunque con fatica il canalone, seguendo la traccia che sale al meglio tra gli sfasciumi, e si raggiunge finalmente il Passo della Lausa (2880 m, 3.15), toccando il bivacco Gino Vigna (che si trova sulla sinistra, proprio pochi metri sotto il passo)(foto 4).
Dal Passo la vista si apre sul versante francese (Tinée) e appare finalmente alla nostra vista, sulla sinistra, la Testa dell'Ubac, con l'evidente percorso di avvicinamento (foto 5) che implica il superamento o l'aggiramento delle Cime delle Lausa.
Se si opta, più saggiamente, per l'aggiramento delle cime in questione, allora dal Passo si segue una traccia (segnalata con ometti) che nel primissimo tratto scende diritta e poi taglia diagonalmente sulla sinistra, per poi risalire e attraversare in diagonale sotto le Cime della Lausa.
Se si seguono fedelmente gli ometti non ci sono problemi: si resta sempre abbastanza in basso, notevolmente al di sotto della cresta (foto 6), e per massi e per detriti la traccia con un non difficile percorso in costa ci porta alla Bassa dell'Ubac (2905 m).
Da qui si trascura il ripido canalone sulla destra e, sempre seguendo gli ometti, si prosegue sulla sinistra (versante NO)(foto 7), dove la traccia ripida risale per roccette e pietraie fino alle croci di vetta (2991 m)(0.45 dal Passo, 4.00 dai Prati del Vallone).
Dalla cima il panorama è molto esteso: verso SE la vista è a picco sul Vallone Superiore del Piz (è il percorso per salire al Tenibres), con le vicine cime del Tenibres e della Rocca Rossa. Poco dietro il Becco Alto d'Ischiator e il Corborant (foto 8), e dietro ancora, ma molto più lontani, Malinvern, il massiccio dell'Argentera ed il Matto. Sul versante NO, dietro alle vicine cime di Vens, l'Enciastraia, l'Oronaye, quindi più lontani i monti dello Chambeyron. Oltre le vette della valle Stura (Bersaio, Nebius, Rocca La Meja) verso N staglia naturalmente il Monviso.
Commento
Gita faticosa che si svolge in ambiente selvaggio e severo. La vista dalla cima, come spesso accade, ripaga abbondantemente dello sforzo compiuto.
L'escursione non è difficile e non presenta tratti esposti o altrimenti problematici. Tuttavia la valutazione "EE" (comune a "In Cima" e alla "Guida CAI/TCI") è condivisibile, considerando che parte del percorso è su traccia e su terreno disagevole; la risalita del canalone per il Passo della Lausa è certamente faticosa e richiede qualche attenzione.
Escursioni collegate
Dallo stesso punto di partenza:
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Nella stessa zona:
- Enciastraia
- Tenibres
Bibliografia
E.Montagna, L.Montaldo, F.Salesi
Alpi Marittime, vol II, CAI-TCI, Milano, 1990
(in questa pagina citato abbreviato come: "CAI/TCI")
M.Bruno
In cima. 73 Normali nelle Alpi Marittime, vol I, Blu Edizioni, Peveragno, 2001
(in questa pagina citato abbreviato come: "In Cima")
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